Secondo Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist, molte critiche sono esagerate: non si può continuare a privilegiare una visione retoricamente nostalgica e “contadina” dell’agricoltura e della sua ospitalità. Dibattito sugli Agriturismi, il ruolo e le caratteristiche con Daniele Bordoni, autore del precedente articolo di recensione sul libro “Turismo Critico”.
Gentilissimo Direttore,
leggo, su “Teatro Naturale” del 13 febbraio, l’articolo di Daniele Bordoni “Immaginari geografici e paradossi sulle rotte del turismo alternativo” (link esterno)dove, presentando il libro “Turismo critico”, si sottotitola: “Gli agriturismi? Sono oggi costruiti ex-novo e di agricolo conservano solo il nome e l’apparenza”.
Se questo sostengono gli autori del libro, non posso che esprimere forti perplessità sulla “prospettiva diversa, molto più realistica” della ricerca, colta da chi scrive l’articolo, e sulla “autorevolezza di studi preparatori approfonditi” che ne conforterebbero le conclusioni.
Basta visitare un po’ di agriturismi, o dare un’occhiata alla miriade di fotografie di agriturismi pubblicate su internet, per riconoscere nella stragrande maggioranza il prezioso recupero di edifici rurali evidentemente “non recenti” circondati da vigneti, uliveti, frutteti, pascoli e orti. Tutto falso? Tutto truccato per prendere in giro ingenui appassionati che da anni scelgono le aziende agricole per trascorrere le proprie vacanze?
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L’articolo citato riguardava la recensione di un libro dal titolo “Turismo Critico” uscito da poco (2009) ed edito dalla Cooperativa Libraria Universitaria, Unicopli di Milano.
Rispondendo alle obiezioni della Signora Brancaccio, mi rendo subito conto di come il sottotitolo dell’articolo abbia un po’ portato fuori direzione sia le intenzioni mie personali che quelle del libro in questione, in cui l’attività agrituristica non è assolutamente vista in cattiva luce. L’interpretazione dell’agriturismo come attività lecita e strettamente controllata, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, è fuori discussione. Fuori discussione è pure la professionalità degli operatori, complessivamente preparati e professionali.
Mi permetta però di fare alcune osservazioni. La prima è che “lo sguardo del turista” (nei testi anglosassoni nota come il “tourist gaze” quindi non è un’idea originale del libro – vedi nota) è effettivamente in grado di condizionare le scelte degli operatori e non accettarlo significa mettere in piedi delle strutture non destinate ad avere successo. Il prodotto del turismo è immateriale. Si tratta dell’esperienza del turista, quindi occorre cercare di rendere il più possibile tale esperienza unica, importante o persino irripetibile. È inutile aggiungere che in assenza di quest’elemento non si possono costruire prodotti turisticamente validi.

La prego di voler visitare il nostro sito, vedrà che il nostro agriturismo non ha modificato niente nel suo aspetto Agricolo………
Ottima struttura. Dovrebbero fare tutti come lei!!!
Complimenti anche per i prezzi molto contenuti.
Vorrei far riflettere sul fatto che se è vero che non esiste più il vero agriturismo, un motivo c’è.
Basta andare a vedere la legge regionale che disciplina gli agriturismi (io mi trovo in Emilia Romagna) per capire come sia letteralmente impossibile fare un vero agriturismo.
Come prima cosa, indipendentemente dalla struttura che si ha e dal numero di camere, è necessario che almeno una sia attrezzata per disabili. Se in linea di principio questo è giusto, nella realtà dei fatti questo comporta non pochi problemi, soprattutto dal punto di vista degli investimenti necessari.
Per offrire anche servizio di ristorazione è necessario avere una cucina con caratteristiche molto simili a quelle di un ristorante (due punti acqua, bagno e spogliatoio, doppio freezer o abbattitore, dispensa con ingresso indipendente dalla cucina, ecc..). E se non è grande almeno 20 mq più la dispensa non si può nemmeno utilizzare come laboratorio per produrre qualche marmellata o conserva; bisognerebbe avere un ulteriore locale adibito a laboratorio polifunzionale (naturalmente uno per i prodotti vegetali e uno per quelli animali)! Come ci si può immaginare, per ammortizzare una spesa del genere è poi necessario comportarsi come un ristorante. Mentre nella logica dell’agriturismo, il servizio dovrebbe essere offerto solo saltuariamente e occasionalmente, per pochi ospiti, che possono interagire con la famiglia e magari mangiare tutti insieme, per una esperienza diversa.
Senza contare le innumerevoli richieste e complicazioni di carattere urbanistico che tendono da una parte a snaturare completaamente a quelli che sono gli edifici esistenti e caratteristici, dall’altra richiedono investimenti di capitale che una azienda agricola a conduzione familiare non è in grado di sostenere. Tanto per fare un esempio io avrei dovuto coprire con cartongesso un bellissimo muro di sasso di una stalla, per ottemperare alle nuove leggi sull’isolamento termico)
Io avrei tanto voluto aprire un agriturismo nella mia piccola azienda agricola, uno di quelli veri, non un finto albergo. Purtroppo ho dovuto rinunciare all’idea perchè erano necessarie diverse centinaia di milioni di euro. E questo investimento a fronte di sole tre camere e un servizio di ristorazione offerto solo ogni tanto, solo su prenotazione e in un’atmosfera familiare non era nè sostenibile, nè concepibile.
Largo quindi ai ricconi che si possono permettere di aprire un agriturismo che magari danno in gestione a qualcuno che di agricoltura non ne sa niente…
E’ esattamente quello che intendevo col mio articolo, che ha invece sollevato numerose levate di scudi da mezza Italia. Se uno desidera svolgere un’attività ricettiva rispettando le regole o è molto ricco o lascia perdere. Una cosa è certa: l’agricoltura che c’entra? Comunque, nel suo contributo mette il dito sulla piaga: da noi, in Italia, siamo dei veri “patiti” di regole e regolamenti e più ce ne sono e più ne facciamo di nuovi, ma alla fine vincono sempre i furbi.
Non dico che occorrerebbe fare a meno delle regole, ma neppure rendere la vita difficile a chi vuole lavorare. Un agriturismo con 3 camere, non è, di fatto, tanto dissimile da un Bed & Breakfast, ma è soggetto a molti più vincoli e restrizioni.
Va però detto e non so se sia una consolazione, che aprire una qualsiasi attività, non solo turistica, ma anche commerciale, imprenditoriale o altro, diventa un’impresa titanica a cui pochi, sempre meno, finiscono col dedicarsi.
E’ un vero peccato! L’Italia offrirebbe molto di più nel turismo, con una politica più accorta e una disposizone d’animo non punitiva nei confronti di chi vuole lavorare.
Sono pienamente d’accordo con quello che dice Elisa, penso che ormai di agriturismi con la A maiuscola non ne esistano più o siano dei casi molto rari.
Io sono un appassionato di vacanze in agriturismi, però ne ho trovati pochi e in difficoltà.
Alcune volte bisognerebbe prendere spunto anche dagli altri paesi dove le regole sono meno ma rispettate.
Com’è possibile che in italia ci siano agriturismi che propongono lo stesso menù tutto l’anno?
E questa è solo una di tante cose.
Saluti Stefano
Buongiorno, ho seguito con attenzione la discussione, nella quale mi sento coinvolta anch’io dato che gestisco un ristorante con camere.
La signora Elisa ha perfettamente ragione a sentirsi frustrata perché per far mangiare quattro clienti dovrebbe, per legge, investire migliaia d’euro e sicuramente prima di riprendere il denaro speso passano anni e anni.
La nostra struttura si trova a 25 km da Siena, in un vecchio borgo di campagna all’interno di una riserva naturale. Abbiamo una trentina di coperti (ma quando va bene, nei fine settimana ne occupiamo 15; arriviamo a 20-25 in piena estate) e 5 camere. A gestire il tutto siamo soltanto io e mio marito, non possiamo permetterci dipendenti all’infuori che d’agosto, forse.
Finché avevamo l’orto coltivavamo gli ortaggi, principalmente per risparmiare ma anche perché, ovviamente, la qualità ne guadagna e i clienti apprezzano.
Ma ci hanno detto che non si può: bisogna essere agricoltori, e la legge dice che dobbiamo acquistare i prodotti sul mercato e con rintracciabilità. Altrimenti guai.
Recentemente la regione Toscana ha approvato una legge che consente agli agriturismi di aprire il ristorante anche agli esterni. Ovviamente c’è chi ne ha subito approfittato.
Adesso, dopo aver investito migliaia di euro in attrezzature a norma di legge e per adempiere ai vari obblighi quali REC, HACCP, privacy, primo soccorso, rintracciabilità di filiera e compagnia bella, ci ritroviamo nella situazione di dover dividere i già pochi clienti con un agriturismo “di lusso” (piscina, internet in camera, terme, sauna, ecc.) che pubblicizza il suo ristorante a “KM 0″ soltanto perché alleva maiali e li macella (nemmeno si sa in quali condizioni); e per tutto il resto va a fare la spesa all’ingrosso. Allora io mi domando: perché noi, ristoratori, che comunque proponiamo una carta a base di prodotti locali e genuini, dobbiamo sottostare a tutte le norme di legge e gli altri, solo perché sono agricoltori – o agrituristi-, possono fare come gli pare? Fino a dove si estenderà la “longa manus” degli agriturismi – soprattutto di quelli che se lo possono permettere- e dei loro servizi? I piccoli ristoranti di campagna a conduzione famigliare verranno fagocitati dalle strutture di superlusso che possono permettersi indicizzazioni su internet da 4-5 mila euro all’anno, ma che sulla carta sono semplici agriturismi come quello della signora Elisa?
Mi fa molto piacere leggere interventi come il suo, che confermano la mia tesi circa la relativa “autenticità” dei cosiddetti “Agriturismi di lusso”, che finiscono, forti dei propri mezzi economici, a fare una concorrenza insostenibile alle piccole strutture, quelle si “vere” e infine le escludono di fatto dal mercato. La decisione di accogliere nei ristoranti degli agriturismi anche ospiti esterni, si è rivelata una sorta di “boomerang” perché ha attirato capitali e mezzi che non avrebbero avuto interesse per attività in grado di rendere solo se a conduzione familiare. Purtroppo siamo un Paese di”furbi”, oltre che di legislatori poco accorti. Come ho già affermato nell’articolo di sabato scorso su Teatro Naturale, le regole, richieste di adeguamenti costosi, per presunte garanzie al pubblico, possono facilmente essere aggirate o disattese rispettando apparentemente la lettera della legge, ma non la sostanza.
Ho ricevuto un invito a partecipare ad un incontro su questo tema, a cui purtroppo non potrò andare. Credo però che la questione “agriturismi”, che è poi il perno su cui ruota il futuro del turismo in Italia, vada affrontato seriamente, con un dibattito che porti a conclusioni concrete e applicabili.