Fare “bene” la cosa sbagliata

Nel dibattito circa l’uso dei sacchetti “shopper” di plastica vanno chiariti due punti fondamentali. Il primo è che riciclabile non significa “biodegradabile”. Tutto si degrada col tempo, anche le scorie nucleari, ma si tratta di quanto tempo e quanta capacità di produzione e di accumulo esistono prima del degrado biologico.  Anche materiali come il “MaterBi” hanno i loro tempi, anche se inferiori agli altri, ma se la capacità di creare nuovi rifiuti cresce con una progressione esponenziale, neppure ciò che è biodegradabile in breve tempo riuscirà a risolvere il problema.

Il secondo punto è che non si può “fare bene la cosa sbagliata”. Produrre sacchetti di plastica e consumarli gettandoli via non va bene per l’ambiente e questo cominciamo a capirlo.  Ma utilizzare quelli di MaterBi, non va concettualmente bene comunque, perché non cambia le abitudini della gente e porta al consumo per il consumo e all’accumulo di rifiuti.  Non si può  ”fare bene la cosa sbagliata”,  occorre fare bene la cosa giusta.  In altre parole utilizzare le vecchie e  tradizionali borse della spesa, che duravano quasi tutta la vita. Oggi ho notato una borsa in iuta con il marchio (piccolissimo e all’interno) di una ditta produttrice di alimenti.

Questo fa capire  due cose: una che anche le aziende cominciano a comprendere che aiutare l’ambiente è una politica che paga anche in termini di vendite, per l’effetto immagine dell’operazione. L’altra è che facendo il marchio molto piccolo, come l’etichetta interna di un vestito (o di una borsa),  da quel senso di “discrezione” che non fa apparire troppo  ”commerciale”  l’iniziativa.

Infine per tornare al materiale biodegradabile,  fabbricare sacchetti in MaterBi significa utilizzare amido di mais, grano e patate, ma significa anche in una prospettiva di utilizzo massiccio, sottrarre enormi spazi coltivabili al nutrimento, affamando ulteriormente i popoli meno fortunati del cosiddetto Sud del Mondo.  I sacchetti MaterBi  non vanno di per sé male,  se utilizzati per il loro scopo originario,  quello di contenere l’umido degli scarti domestici,  quindi un utilizzo limitato,  ma non vanno bene come sostitutivi dei sacchetti del supermercato, come non va bene un’abitudine sbagliata.  Le abitudini sbagliate vanno cambiate.  Di conseguenza, iniziamo noi il cambiamento, prendendo e utilizzando le borse della spesa durevoli e rifiutando i sacchetti al supermercato.  Il nostro comportamento costringerà queste aziende, sempre attente al comportamento dei propri consumatori ad agire di conseguenza e a cominciare a ridurre l’utilizzo di “shopper”.

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