Salve a tutti!!! Questo blog è un blog di interscambio di idee e opinioni, di discussioni e di proposte. Gli argomenti possono essere vari, dall’economia, alla cultura, al mondo, alle idee e quanto possa costituire argomento di dibattito per una migliore comprensione delle cose.
In questo blog, inserirò alcune idee e opinioni, oltre ad alcuni articoli da me pubblicati su Teatro Naturale, la rivista online con cui collaboro.
Sono anche Delegato del FAI Fondo Ambiente Italiano, Delegazione del Verbano Cusio Ossola e come sapete il FAI sin dagli inizi si è occupato di salvaguardia della natura e del paesaggio, soprattutto cercando di intervenire sugli aspetti culturali e formativi della comunicazione. Come sempre non basta enunciare principi, ma occorre essere parte attiva per metterli in pratica, fare o promuovere azioni concrete per realizzare le cose che riteniamo giuste. In questa Home Page saranno via via presentate le nuove iniziative e i nuovi contributi anche di chi vorrà farlo direttamente sul blog.
Il futuro è sempre così nero come sembra oppure si sta cambiando con qualche positiva speranza? Come nel mondo degli affari e dell’economia, sono le aspettative e non i risultati reali a determinare il corso degli eventi, forse è quello che ci aspettiamo a rendere oscuro il futuro. Sarebbe bello raccogliere sapere cosa ne pensate e raccogliere qualche idea positiva una volta tanto…..
L’articolo di riferimento è in una nuova pagina dal titolo “il Futuro che Verrà” che è anche pubblicato su Teatro Naturale e il successivo “Green Economy. Il Futuro è già presente?” sempre su Teatro Naturale. Inoltre nello stessa serie di argomentazioni leggete l’articolo in questo blog intitolato “Fare ‘bene’ la cosa sbagliata”. Articoli successivi Quanti tranelli sul fronte Ambiente, Le etichette? Spesso confondono anziché chiarire, Un circolo virtuoso per l’ambiente. E’ solo un miraggio? Sostenibilità e sviluppo. Si guarda alla qualità della vita , Sostenibilità e Sviluppo. Le diverse Visioni

L’intento di questo Blog è quello di costituire uno spazio di discussione su tutti i temi di attualità, ma soprattutto di idee da scambiare e quesiti da porci. Iniziamo ad interrogarci sul perché delle cose e cerchiamo di capire e se possibile di anticipare gli eventi. Viviamo in un mondo che avanza rapidamente ed è difficile tenergli dietro, quindi questo strumento è il più idoneo ad esprimere le proprie idee, a discuterle, a comunicare e non solo a subire i mutamenti.
L’era del PC è nata solo 40 anni fa’ quella di INTERNET, solo 20 anni fa e quella dei SOCIAL NETWORK, solo 10 anni fa. Quale forma ulteriore di comunicazione ci aspetta dietro l’angolo?
Come possiamo seguire lo svolgere di questi eventi? Sono eventi positivi o negativi? Queste e molte altre sono le domande che dovremmo porci e che invito chi leggerà questo blog a porsi ed iniziare a discurne per comprendere meglio cosa ci sta intorno.
Complimenti per il tuo post su Teatro Naturale Daniele, l’ho consigliato agli amici su Twitter da diffondere a parenti ed amici meno pratici per la semplicità con la quale hai affrontato argomenti anche molto complessi. Il passo più importante credo sia proprio quello del vedere “il bello” anche nel futuro e perchè ciò si possa realizzare è compito della mia generazione accompagnare sul mezzo anche la precedente affinchè non resti tagliata completamente fuori dal mondo dell’informazione nel giro di 4-5 anni.
Un caro saluto.
Filippo Ronco
Gentile Daniele, grazie per la citazione della nostra community http://www.neveazzurra.org nel tuo bel contributo su Teatro Naturale dedicato al web 2.0 e 3.0. Ti ringrazio anche per l’invito a contribuire al tuo blog: sai che il tempo è sempre tiranno ma proprio il web 2.0 ci aiuterà a mantenerci in contatto e seguire gli sviluppi. Per formazione culturale (ex-classicista…prima che volessero snaturare la miglior scuola d’Italia, quella del tradizionale liceo classico, appunto) non sono particolarmente incline a sposare indistintamente le mode, ma la trasformazione verso il web 2.0 è davvero epocale per la rete, così come prima (e ancor più) la creazione di internet, la più importante rivoluzione culturale dall’invenzione della stampa ad oggi. Purtroppo molti settori (anche delle nostre amministrazioni pubbliche o di operatori privati) ancora non hanno compreso le potenzialità di questo strumento e continuano a presentarsi in rete per fare semplice presenza (non possiamo non esserci) oppure con modalità e tecnologie superate, ed inutili (anche dal punto di vista del ritorno economico), più vicine alla realtà della rivista patinata che non ad uno strumento di comunicazione come internet. Già la retorica antica insegnava i principiti della “concinnitas” e della “simplicitas”…oggi li traduciamo nell’usabilità del web, che non è affatto un approccio tecnologico ma sostanziale. Non è corretto infatti parlare di “tecnologie web 2.0″, perchè il web 2.0 non è una tecnologia (si serve anche di piattaforme tecnologiche che hanno rivoluzionato il concetto stesso di software soppiantandolo con quello di servizio) ma una modalità, un’attitudine, un modo di essere della rete, che si esprime in forme e spazi diversi ed in continua evoluzione. Non per nulla si usa spesso l’aggettivo “virale” – proprio di un organismo piuttosto che di uno strumento – per indicare fenomeni di cui, anche noi siamo stati testimoni e in parte protagonisti: un web che spinge e contagia alla partecipazione, alla condivisione, un web che trasforma il “consumer” in “pro-sumer”, ovvero da fruitore passivo a produttore e al tempo stesso consumatore. In tutto questo c’è, a mio modo di vedere, anche un risvolto etico e sociale interessante perchè non necessariamente i grandi numeri partono avvantaggiati rispetto alle grandi idee (anzi!): basta vedere come i grandi colossi dell’ITC stiano inseguendo e in parte adeguandosi ai nuovi modelli di rete e quindi di business. Il turismo è un settore nel quale questa “impostazione” può dare grandi frutti, in quanto l’acquisto del servizio, del soggiorno o quant’altro, non è un fatto unicamente materiale, ma il risultato di una “conversazione”, per parafrasare la celebre definizione “i mercati sono conversazioni”. Lo sono per tutti i prodotti, ma ancor più per il turismo, che non per nulla è tra le voci più importanti dell’attività e del business dei motori di ricerca e delle transazioni on-line. Per tornare al nostro territorio: noi che intendiamo la valorizzazione del brand turistico della nostra area secondo questi canoni dobbiamo ogni giorno affrontare sicuramente i limiti infrastrutturali dovuti alle carenze di collegamenti veloci soprattutto nelle valli (problemi di viabilità e trasporto vanno di pari passo tra il mondo “reale”, con le strade, e quello telematico, con la fibra) ma soprattutto dobbiamo operare per una crescita della cultura turistica di operatori ed enti, che riguarda l’accoglienza, la qualità, la sostenibilità ambientale, la progettualità, ma anche la comunicazione e l’informazione attraverso internet. Purtroppo si continuano ad aprire e moltiplicare vetrine telematiche del territorio anche bellissime, ma in strade lontane dal centro, senza passanti, senza clienti, senza “rumore”. Nessun commerciante assennato potendo disporre di un negozio sulla via principale sceglierebbe la periferia più dimenticata…eppure nella rete accade ancora spesso.
Complimenti per la tua attività
Grazie per i commenti e gli apprezzamenti.
Per quel che riguarda questo Blog, il contributo che chiedevo era proprio del tipo che mi avete dato. Volevo solo aggiungere che ne ho anche aperto un altro più specifico sul futuro, che arricchirò man mano solo con argomenti specifici. l’indirizzo è http://futuroinarrivo.blogspot.com e il titolo è “Il Futuro che Verrà”
Daniele Bordoni
Caro Daniele,
ho letto con molto interesse i tuoi articoli per Teatro Naturale, li ho trovato molto stimolanti.
Come sai mi occupo “di altro” – archeologia, turismo culturale -, ma riflettendo con attenzione sono sicura di parlare della “stessa cosa”.
Di economia ho letto nei libri di Nuto Revelli, negli articoli di settimanali intelligenti e l’economia la vivo quotidianamente. Penso che il consumismo sia stata un’inevitabile conseguenza, una sorta di euforia collettiva, che ha spinto a cancellare il più possibile l’odore e il sapore della povertà estrema e della vita scomoda di una volta – non tanto tempo fa, comunque.
Io sono nata all’inizio dei Settanta, cresciuta alla fine del XX secolo e sto costruendo una famiglia agli inizi del Terzo Millennio: della povertà estrema e della scomodità ne ho sentito parlare solo nei racconti di famiglia. Vivo, però, con fastidio questa cultura dell’abbandono: sono cresciuta consapevole che un’oggetto, un materiale, qualsiasi cosa ha una vita quasi infinita, finchè non si esaurisce, estinguendo qualsiasi forma di riutilizzo. Ne sono convinta tutt’ora: gli studi classici e l’archeologia mi hanno ulteriormente convinta di quanto sia naturale per un oggetto sperimentare varie “rinascite”. Disapprovo lo spreco, è innaturale, è sconveniente, è inutile, anche se a volte -oggi -inevitabile.
Mentre racconto ai bambini della vita quotidiana delle genti che hanno abitato il loro territorio millenni fa, ricordo che fin da sempre gli individui erano dediti alla pratica del riciclo. Non abbiamo inventato nulla (come al solito), abbiamo solo dimenticato e ora dobbiamo ricordare.
Il problema più grosso sarà convincere i fanciulli di oggi: hanno tutto, vogliono di più, solo le novità, a un ritmo sempre più accelerato. Come fermarli?
L’altro giorno ho letto un articolo molto interessante, l’intervista a Serge Latouche, economista e filosofo, “profeta della decrescita serena”: consumando di meno (solo ciò di cui abbiamo realmente e onestamente bisogno), necessitiamo di meno soldi; perciò possiamo permetterci di lavorare di meno e di avere più tempo libero per i nostri interessi. E questo è solo una piccola parte del suo pensiero, quella che mi ha colpita di più.
Sarebbe bello invertire le priorità: non più lavorare per vivere, ma vivere. Mio marito, quando nove anni fa gli ho chiesto: “Qual’è la tua ambizione?”, mi ha risposto: “Trovare un buon lavoro che mi permetta di vivere serenamente”. E’ diventata anche la mia ambizione, il fine ultimo a cui voler tendere. Altrimenti che senso ha??
Grazie, Daniele, per l’opportunità di continuare a condividere pensieri vaganti con te… anche se a distanza!
A*
Ciao Alessandra,
Ti ringrazio per l’intervento. E’ vero, non si inventa nulla. Chi ha un po’ di anni in più come me ricorda quando nelle botteghe che vendevano alimentari si vendevano prodotti sfusi, che spesso venivano avvolti in carta più volte riutilizzata, come la carta da zucchero o la carta paglia per la carne. Di conseguenza i rifiuti erano molti di meno, anche perché non esisteva la conservazione a lungo termine. C’erano le ghiacciaie e non ancora i frigoriferi.
Con questo però non significa che le cose vadano peggio ora. Il benessere esiste e non credo che la “rinuncia” sia la strada giusta, ma neppure lo spreco.
Ritengo che si possano conciliare sviluppo e sostenibilità, con convenienza economica e persino con il profitto. Occorre però riacquistare un senso etico, anche negli affari, che sembra perso.
Gli obiettivi di un’esistenza serena e felice devono essere alla portata di tutti.
Negli articoli che seguiranno questo tema mi auguro che venga trattato nelle sue diverse sfaccettature.
Graditissimi saranno altri contributi anche nelle pagine interne del blog, in commento a specifici articoli.
Caro Daniele,
concordo pienamente: il benessere c’è, la tecnologia “futuristica” esiste, sarebbe uno spreco privarsene, bisognerebbe solo che venissero utilizzati meglio.
Non parlo di rinunce, ma di essere coscienti di ciò che realmente ci serve e di ciò di cui possiamo fare a meno. Un esempio: in camera ho una vecchia cyclette degli anni Settanta “adottata”, è orrenda, ma funziona egregiamente. Perchè rimpiazzarla con una di oggi,? Il principio non è forse lo stesso, sudare per dimagrire?
Se non cambia la mentalità del consumatore, se non riesce a distinguere ciò che è necessario da ciò che è semplicemente desiderio, moda, abitudine, conformismo, come si può cambiare tutto il resto? L’eco, per ora, è solo una moda, non ancora una diffusa convinzione di ogni singolo individuo.
La via di mezzo potrebbe funzionare: niente privazioni, niente rinunce, ma scelte oneste; niente miopia, ma lungimiranza; viva la tecnologia, ma per aiutare a vivere meglio.
A*
P.S.: dai un’occhiata all’intervista a Serge Latouche; la trovi su Donna Moderna, n.2 anno XXII – sicuramente la trovi sul sito del settimanale: http://www.donnamoderna.com -, ti piacerà.
Caro Daniele, ho letto il tuo articolo su “Turismo critico…” Mi è piaciuto essere condotta nell’esplorazione di questo testo, bravo! Interessante il profilo del turista al quale si fa trovare il piatto pronto. Complimenti: la tua scrittura è agile, ben strutturata e ricca di lessico. Ormai sei uno scrittore…
Ciao
Complimenti per l’ottimo articolo “sull’evoluzione autentica” del turismo, l’ho appena linkata qui http://www.facebook.com/pages/Agrycult/217727817137